L'albero di Goethe
racconta di un gruppo di ragazzi tedeschi internati nel campo di concentramento nazista di Buchenwald, legati da un'amicizia salda ma costantemente minata da mille pericoli. E' doveroso precisare che la loro potrebbe essere la storia di altre centinaia di migliaia di giovanissimi, che in quegli anni furono esposti alla violenza e alla barbarie dei campi di concentramento e costretti a vivere esperienze devastanti per la loro futura maturazione fisica, affettiva, psicologica, sessuale e morale.
Secondo una ricerca di Helena Kubica, dei 1.500.000 internati nel solo campo di Auschwitz, 234.000 furono bambini e adolescenti delle origini più disparate, tedeschi compresi.
Malgrado affronti un tema molto arduo, ho immaginato L'albero di Goethe per lettori giovani: ragazzi che non hanno alcuna esperienza diretta della guerra e dei campi di concentramento. Per me, che da bambina ho vissuto una guerra devastante, è confortante sapere che i nostri ragazzi non vivono sulla loro pelle gli orrori dei conflitti armati.
Tuttavia, guardando alcuni anni fa le immagini della ex Jugoslavia e ascoltando chi parlava di "pulizia etnica", di campi di concentramento e di sterminio, la maggior parte di noi ha pensato: "Quì non potrebbe mai accadere".
Ma da dove viene questa certezza?

(Helga Schneider)