Vienna, 1957.

Classica vita di gavetta, fare di tutto: comparsa e poi minuscole parti di una o due frasi alla Bavaria-Film viennese, recitare nei Kellertheater (teatri sperimentali), a volte posare per gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Vienna, cosa che avevo già sperimentato a Salisburgo lavorando per il grande Oskar Kokoschka alla sua famosa Sommerakademie.
Raccogliere notizie di cronaca bianca per qualche giornale regionale o provinciale – e scrivere.
Scrivevo praticamente fin dai tredici, quattordici anni.

A Vienna avevo affittato due macchine: una Singer da tavolo a manovella (oggi pezzo da museo), per adattarmi i vestiti comprati al mercato dell'usato; e una macchina per scrivere.
In poco tempo produssi tre romanzi che furono prontamente rifiutati. Finchè trovai un editore disposto a pubblicare la mia quarta fatica, elargendomi perfino un piccolo anticipo con il quale decisi di staccare per tre settimane da Vienna e fare, insieme a un'amica, un giro turistico attraverso l'Italia.

Ad ogni modo – anche quel libro non uscì mai.

In Italia incontrai l'uomo che doveva diventare mio marito. Lui fece di tutto per non farmi più ritornare a Vienna. Preparammo i documenti necessari all'ambasciata austriaca di Milano, ci sposammo e avemmo un figlio.

 
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